Pensata per minimizzare gli sprechi e illuminare solo quanto e quando necessario, l’illuminazione adattiva rappresenta un importante strumento di gestione dell’illuminazione e controllo dei costi, sia in ambito privato che, ancora di più, pubblico.
Nel contesto dell’illuminazione urbana, la tecnologia adattiva offre enormi vantaggi, che spaziano dal risparmio energetico a una maggiore sicurezza, passando per una riduzione dell’inquinamento luminoso.
Come suggerisce il nome, l’illuminazione adattiva è un’illuminazione che è in grado di adattarsi alle reali esigenze di un preciso luogo e momento, sulla base di parametri quali il traffico, il meteo, e la luminanza.
L’illuminazione adattiva è possibile grazie all’uso combinato di diverse tecnologie:
- un sistema di telecontrollo, vale a dire una piattaforma di gestione da remoto, che collega i punti luce presenti, ad esempio, in un’area urbana, ed è in grado di controllarli e gestirli a distanza;
- apparecchi di illuminazione intelligenti che possono essere messi in rete e connessi alla piattaforma di telecontrollo di cui sopra e che, grazie alla tecnologia LED, consentono una precisa regolazione della luce;
- telecamere capaci di pre-elaborare i dati, così da automatizzare la regolazione della luce in base ai parametri stabiliti.
I sistemi di gestione dell’illuminazione adattiva possono essere di due tipi:
- TAI (Traffic Adaptive Installation), ovvero un’illuminazione che si adatta al parametro del traffico e si riduce se questo scende al di sotto di un valore prestabilito. Si tratta del sistema più diffuso in Italia, nel quale la riduzione massima concessa è pari a 2 categorie illuminotecniche se il flusso orario di traffico risulta inferiore al 25% della portata di servizio e 1 categoria illuminotecnica se il flusso orario di traffico risulta inferiore al 50% della portata.
- FAI (Full Adaptive Installation), laddove invece le variabili includono, oltre al traffico, anche meteo e luminosità ambientale. La regolazione in questo caso diventa continua e multi-fattoriale, tenendo conto non solo della presenza di utenti negli spazi, ma anche dell’effettivo grado di luminosità necessario per garantire la migliore visibilità in relazione a quella naturalmente presente nell’ambiente. Rispetto alla riduzione delle categorie illuminotecniche enunciata sopra, si aggiunge una ulteriore riduzione di categoria laddove i flussi di traffico risultino minori del 12,5% del flusso orario di traffico nominale.
In pratica, l’illuminazione adattiva funziona raccogliendo informazioni dal territorio, elaborandole sulla base di parametri stabiliti e inviandole, in modo automatico, agli apparecchi di illuminazione connessi, che aumentano o diminuiscono la luminosità a seconda della necessità.
L’illuminazione adattiva può essere impiegata in ambito indoor, ma è particolarmente rilevante il suo utilizzo in ambito pubblico, dove rappresenta un importante cambio di paradigma per quanto riguarda il comfort degli spazi così come la loro sostenibilità.
Possiamo riassumere i suoi vantaggi in tre ambiti.
Come dimostra uno studio svolto nella città di Perugia, l’illuminazione pubblica adattiva consente di ottenere un risparmio energetico del 25-35%, con importanti benefici per i bilanci degli enti locali e per l’impronta energetica delle comunità. Lo stesso studio ha inoltre evidenziato come con soli 300 punti luce sviluppati su sette strade, si sarebbe potuta ottenere anche una riduzione delle emissioni di CO₂ di 10-15 tonnellate all’anno.
La regolazione della luminosità consente anche di allungare la vita utile degli apparecchi di illuminazione, dal momento che questi hanno un impiego in linea con le esigenze reali e capace di limitare gli sprechi, con conseguenze positive sul budget di spesa.
Illuminare solo dove, come e quando serve è il principio chiave per contenere il fenomeno dell’inquinamento luminoso, e una pratica virtuosa per ridurre gli sprechi e migliorare l’efficienza dei territori, in particolare nei contesti urbani, laddove la concentrazione degli apparecchi di illuminazione è elevata.
Uno studio compiuto sulla città di Canberra ha infatti permesso di misurare, a seguito dell’installazione di 30.000 apparecchi di illuminazione “smart”, una diminuzione dell’inquinamento luminoso di ben il 25%.
Il sistema di controllo remoto, tipico dei sistemi di illuminazione adattiva, consente di efficientare anche gli interventi di riparazione e manutenzione, dal momento che gli apparecchi di illuminazione sono connessi e, dunque, tracciabili e monitorabili.
Grazie a un sistema di regolazione finalizzato a offrire la migliore visibilità, l’illuminazione adattiva consente una maggiore sicurezza delle persone negli spazi pubblici, siano essi pedoni, ciclisti o conduttori di veicoli, in linea con quanto raccomandato dalla normativa UNI 11248.
Quest’ultima classifica le strade in diverse categorie e definisce i requisiti illuminotecnici per ciascuna di esse, allo scopo di garantire la massima sicurezza e il massimo comfort visivo, contenendo però la luminanza entro precisi limiti, al fine di evitare il sovradimensionamento degli impianti e l’inquinamento luminoso.
Sulla stessa linea, nei punti particolarmente critici – come attraversamenti pedonali o rotatorie – l’illuminazione adattiva conserva sempre condizioni di massima visibilità, in un’ottica prudenziale che salvaguardia i contesti di maggiore rischio.
L’illuminazione pubblica adattiva è un elemento centrale nello sviluppo delle smart city. La sua capacità di adattarsi alle reali necessità del contesto rispetto alla luce naturale, al meteo e alle effettive esigenze di luminanza, permette di ridurre gli sprechi, migliorare la qualità della vita dei cittadini e rendere l’ambiente più sicuro e confortevole.
Investire in soluzioni di illuminazione adattiva non è solo una scelta tecnologica, ma un passo decisivo verso città più connesse, sicure e sostenibili.



