L’aumento dei costi dell’energia e la necessità di mantenere elevati livelli di competitività stanno spingendo sempre più aziende a investire in progetti di efficientamento energetico.
La riduzione dei consumi rappresenta quindi uno degli strumenti più efficaci per contenere i costi operativi e migliorare le prestazioni dei siti produttivi.
Tra le soluzioni più adottate rientrano gli interventi di relamping LED, l’integrazione delle fonti rinnovabili e l’impiego di tecnologie in grado di supportare una gestione più efficiente delle risorse energetiche.
Ne parliamo con Americo Gregoris, Business Developer di GDS Lighting, che condivide la sua esperienza sui principali fattori che guidano oggi gli investimenti in efficientamento energetico e sull’evoluzione delle strategie adottate dalle aziende industriali.
Direi che la motivazione principale è legata ad una dinamica dei prezzi dell’energia elettrica che in questi ultimi 4 anni non ha dato tregua.
Dal 2022, infatti, si sono registrati aumenti rilevanti, con quotazioni che hanno raggiunto livelli record. Nel corso del 2023 i costi di approvvigionamento si sono ridotti, pur rimanendo circa il doppio rispetto ai valori del 2021. Successivamente, nel secondo semestre del 2024, i prezzi sono tornati a crescere attestandosi intorno a 120-130 €/MWh, fino a raggiungere nel 2025 picchi di circa 150 €/MWh.
In altre parole, dal 2021 ad oggi il costo dell’energia elettrica si è posizionato su livelli molto penalizzanti per le aziende italiane, che si trovano a dover competere con aziende di altri Paesi che, grazie a politiche più lungimiranti in termini di autarchia energetica (es. produzione da centrali atomiche), si possono approvvigionare a costi molto più bassi.
Si tratta peraltro di un costo, quello energetico, che l’imprenditore non è in grado di controllare o di gestire dovendolo subire passivamente.
Oggi risulta del tutto evidente che le sole strade percorribili per contenere i costi di approvvigionamento energetico sono due: intervenire con investimenti volti a ridurre il consumo di energia elettrica e gas, sia per i servizi ausiliari sia a livello di processo, e ricorrere alle fonti rinnovabili.
In primis occorre sottolineare l’importanza di un’analisi preliminare (la cosiddetta diagnosi energetica) dei consumi di un’azienda, considerando non solo i vettori energetici come energia elettrica e gas, ma anche altre utilities quali l’acqua, in quanto molte scelte di efficientamento possono ricevere letture sbagliate laddove non fossero considerate tutte le variabili.
È sempre preferibile definire una check list di interventi possibili con un ordine di priorità che dovrà tener conto ovviamente degli incentivi correlati ottenibili, del periodo di rientro dell’investimento e degli obiettivi di sostenibilità che l’azienda si è data.
Un esempio in questo senso lo potremmo ricavare da un recente intervento che ha interessato un gruppo industriale di Udine, dove sono state realizzate due operazioni di efficientamento, una operazione di relamping attraverso la sostituzione di tutto il parco lampade a fluorescenza con sistemi a LED ed uno di installazione di un impianto fotovoltaico di circa 200 kWp.
Si tratta di un caso molto particolare, poiché nel settore industriale l’incidenza dei consumi legati all’illuminazione si attesta normalmente tra il 5% e il 10% dei consumi energetici complessivi.
Nel caso dell’azienda udinese, invece, tale incidenza superava il 40%, in ragione delle grandi superfici necessarie all’attività caratteristica dell’azienda e della prevalenza di attività di assemblaggio.
Proprio per questo motivo, su un fabbisogno elettrico complessivo di 1 megawatt (MW), l’intervento di relamping ha determinato una riduzione dei consumi complessivi del 25%.
Risulta del tutto evidente come un dimensionamento dell’impianto fotovoltaico che non avesse tenuto in debito conto della riduzione dei consumi energetici derivanti dall’operazione di relamping, avrebbe portato ad un sovradimensionamento della sua potenza.
Ovviamente combinare un intervento di relamping con uno sulle rinnovabili permette altresì di poter generare tutta una serie di sinergie a livello installativo, potendo impiegare la stessa forza lavoro che potrà in caso di brutto tempo essere impiegata nell’attività di relamping evitando i fermi di attività tipici legati al brutto tempo.
Ovviamente non esiste una regola nell’ambito di una operazione di relamping nel senso che la percentuale di risparmio generabile, la riduzione o meno del numero di lampade rispetto allo scenario ex ante, il miglioramento della qualità della luce dipendono sempre dalle caratteristiche dell’impianto che si va a sostituire, che è sempre diverso.
Se ad esempio, come nel caso del nostro recente intervento di relamping presso gli stabilimenti MEP, il progettista che aveva originariamente realizzato l’impianto avesse utilizzato, ad una quota dove normalmente si impiegavano riflettori agli ioduri metallici ad elevata potenza, delle plafoniere stagne, avrebbe di fatto scelto di installare un numero maggiore di lampade a più bassa potenza.
In questo scenario, l’esito di un’operazione di relamping può essere quello di dimezzare il numero delle lampade generando nel contempo risparmi superiori al 70%.
In altri scenari dove invece la scelta del progettista fosse stata più in linea con la tecnica di allora, sarà molto più probabile mantenere lo stesso numero di corpi illuminanti ma con una riduzione dei consumi stimabile intorno al 60%.
Quando parliamo di qualità della luce LED l’esperienza ci insegna che essa si manifesta sotto tre diversi aspetti:
- Rendimento costante con un decadimento lentissimo che fa sì che per almeno vent’anni i livelli di illuminamento si mantengano ben al di sopra dei minimi di legge
- Possibilità di scegliere tipologie di LED con caratteristiche di resa cromatica adatte a tutte le necessità, sicuramente migliori rispetto alle caratteristiche della fluorescenza
- Possibilità di essere facilmente gestita con sistemi intelligenti di dimmerazione.
Ovviamente va sempre sottolineato il fatto che una azienda prima di ragionare sulla possibilità di ricorrere alle rinnovabili per produrre energia debba ridurre gli sprechi, e da questo punto di vista posso osservare come non esista nessun intervento nel settore dell’industria che possa generare rientri dell’investimento così veloci come la sostituzione dell’impianto di illuminazione tradizionale con un impianto a LED.
È vero, per contro, che ad esclusione dei settori della logistica e dei magazzini si tratta di un intervento che incide per il 5%-10% sui consumi complessivi di un’azienda.
Quello che si osserva nel settore delle aziende che si occupano di fornire soluzioni rivolte all’efficientamento energetico è una sempre maggiore necessità di interconnettere e quindi gestire il sistema di illuminazione ordinaria e di emergenza, i sistemi di produzione di calore e di raffrescamento, nonché il controllo dei parametri ambientali in funzione delle necessità specifiche momento per momento.
In altre parole, questa gestione intelligente ed integrata dei sistemi di illuminazione, di produzione di calore e di raffrescamento e degli altri parametri ambientali, oltre a garantire ai lavoratori un maggior comfort nello svolgimento delle loro mansioni, offre alle aziende la prospettiva di incrementare ulteriormente i risparmi attesi.
Il consiglio è quello di partire da un’analisi energetica che consenta di verificare come si distribuiscono i consumi aziendali, prendendo in considerazione tutti i vettori e le utilities coinvolte (energia elettrica, gas, acqua, ecc.). È quindi opportuno individuare una check list di possibili interventi, attribuendo a ciascuno un tempo di rientro dell’investimento (payback time), per poi definire un piano di interventi necessariamente articolato su un orizzonte pluriennale.
Il piano dovrebbe essere monitorato e aggiornato periodicamente, tenendo conto delle eventuali agevolazioni nazionali o regionali, sia in conto capitale sia in conto finanziamento, che potrebbero incidere sui tempi di rientro degli investimenti e modificare le priorità di intervento.
Più in generale, qualora vi sia la disponibilità di coperture o di terreni limitrofi idonei, consiglierei di investire senza indugio nelle fonti rinnovabili. L’andamento dei prezzi dell’energia elettrica registrato negli ultimi anni rende infatti queste soluzioni sempre più interessanti.
Anche nei casi in cui sia necessario intervenire preliminarmente sulle coperture, è possibile valutare il coinvolgimento di una ESCo nell’investimento: una soluzione che, sviluppata su orizzonti temporali di 15-20 anni, può comunque garantire costi dell’energia inferiori rispetto a quelli di approvvigionamento dalla rete.
Americo Gregoris, Business Developer di GDS Lighting



